quasi ottobre…
Scrivo per una compagnia riflessiva, perchè non ci sono altri svaghi, manca il vento, manca l’erba, il rumore delle onde o l’orizzonte dove perdersi.
Realtà sfrontata,obbligata. Un’ordinarietà che dura cinque giorni, più semplice da affrontare se qualche distrazione ci si presenta con sorpresa, come il sole o la pioggia.La pioggia…ha un buon sapore, un bellissimo rumore che batte contro i tetti e le finestre, che si agita in tuoni lontani e fulmini vicini, esplodono colori che rivelano luci ed ombre, nuove scoperte, ma qui restano coperti, sordi,ed io soffro nell’impossibilità di viverla. Per i restanti due giorni vivono sogni,dolci ricordi, speranze di rivivere altre sorprese che ci riportino ad un contatto con qualcosa di perso ma di necessario per sentirsi vivi.I colori dell’autunno,il profumo del legno bruciato o il verde del mattino, emozioni che risiedono dentro in me delle quali sento la necessità di ritrovare perchè il mio corpo ne ha bisogno, sentire un prato sotto la mia schiena, i miei occhi di cercare ombre lontane, le mie mani di cogliere un filo d’erba da regalare alla mia bocca,il mio naso per sentire l’odore del sole all’alba. Vedere tutto da un’altra prospettiva, non è questo che cerchiamo di fare ogni mattina?Non c’è sole che scaldi, non c’è buio che ti faccia perdere la direzione, non c’è vento da farti agitare i capelli, non ci sono stelle per capire quanto si è piccoli, non c’è pioggia dolce.Come in un deserto ci si abitua a quello che abbiamo intorno, restando in attesa di trovare qualcosa di diverso che susciti in noi un pulpito di stupore. Quando lo si trova si resta immobili, non si riesce a reagire perchè non si riconosce questa stupefacente emozione che ci immobilizza e ci spaventa, abbassando gli occhi ci allontaniamo restando nella nostra realtà sicura, presente e consapevole. Resta un desiderio di qualcosa di antico e insito in noi, più ci si allontana e più si cerca disperatamente di ricordarlo, perdendo il vero senso di appartenenza a qualcosa di più profondo di quello che i nostri occhi vedono o di quello che le nostre labbra cercano di esprimere. Vivo, sognando e camminando per strade già viste, colori ordinari, i miei occhi esprimono la curiosità di chi non sa più cosa cercare, il mio cuore batte per speranza e sorrido perchè il mio corpo reagisce ai ricordi, mi illumino nel cercare nelle piccole cose lo stupore di ogni giorno e cerco con ogni mezzo di farne tesoro per cercare di sommarli e di raggiungere un qualcosa di simile a quelle gioie che non hanno spiegazione.Gioie semplici, che non hanno perchè, ma che il nostro corpo recepisce così facilmente, assorbe e si riempie di qualcosa che ci permette di affrontare così altri cinque giorni. Non vedo l’ora che sia lunedì, per cercare di stupirmi ancora.
Realtà sfrontata,obbligata. Un’ordinarietà che dura cinque giorni, più semplice da affrontare se qualche distrazione ci si presenta con sorpresa, come il sole o la pioggia.La pioggia…ha un buon sapore, un bellissimo rumore che batte contro i tetti e le finestre, che si agita in tuoni lontani e fulmini vicini, esplodono colori che rivelano luci ed ombre, nuove scoperte, ma qui restano coperti, sordi,ed io soffro nell’impossibilità di viverla. Per i restanti due giorni vivono sogni,dolci ricordi, speranze di rivivere altre sorprese che ci riportino ad un contatto con qualcosa di perso ma di necessario per sentirsi vivi.I colori dell’autunno,il profumo del legno bruciato o il verde del mattino, emozioni che risiedono dentro in me delle quali sento la necessità di ritrovare perchè il mio corpo ne ha bisogno, sentire un prato sotto la mia schiena, i miei occhi di cercare ombre lontane, le mie mani di cogliere un filo d’erba da regalare alla mia bocca,il mio naso per sentire l’odore del sole all’alba. Vedere tutto da un’altra prospettiva, non è questo che cerchiamo di fare ogni mattina?Non c’è sole che scaldi, non c’è buio che ti faccia perdere la direzione, non c’è vento da farti agitare i capelli, non ci sono stelle per capire quanto si è piccoli, non c’è pioggia dolce.Come in un deserto ci si abitua a quello che abbiamo intorno, restando in attesa di trovare qualcosa di diverso che susciti in noi un pulpito di stupore. Quando lo si trova si resta immobili, non si riesce a reagire perchè non si riconosce questa stupefacente emozione che ci immobilizza e ci spaventa, abbassando gli occhi ci allontaniamo restando nella nostra realtà sicura, presente e consapevole. Resta un desiderio di qualcosa di antico e insito in noi, più ci si allontana e più si cerca disperatamente di ricordarlo, perdendo il vero senso di appartenenza a qualcosa di più profondo di quello che i nostri occhi vedono o di quello che le nostre labbra cercano di esprimere. Vivo, sognando e camminando per strade già viste, colori ordinari, i miei occhi esprimono la curiosità di chi non sa più cosa cercare, il mio cuore batte per speranza e sorrido perchè il mio corpo reagisce ai ricordi, mi illumino nel cercare nelle piccole cose lo stupore di ogni giorno e cerco con ogni mezzo di farne tesoro per cercare di sommarli e di raggiungere un qualcosa di simile a quelle gioie che non hanno spiegazione.Gioie semplici, che non hanno perchè, ma che il nostro corpo recepisce così facilmente, assorbe e si riempie di qualcosa che ci permette di affrontare così altri cinque giorni. Non vedo l’ora che sia lunedì, per cercare di stupirmi ancora.