30enni…..
Ho appena compiuto 29 anni.
Ho appena vissuto anni di trasformazioni e cambiamenti ed ora sto lentamente ricomponendo il mio puzzle, la mia vita, per capire chi o cosa sono diventata.
Fumo per noia ma vorrei smettere di fumare. Forse prima dovrei smettere di annoiarmi.
Vorrei vivere da sola ma prima dovrei cambiare lavoro. Forse prima devo chiarirmi le idee.
Tutto ha una risposta ed una soluzione, basta sapere vedere da più angolazioni la domanda o l’obiettivo che ci siamo posti ed imparare a mettere in pratica le nostre capacità.
Questa frase mi ricorda tanto le mie insegnanti che mi dicevano che non usavo abbastanza le mie doti e quindi non mi applicavo…. Perché questa frase viene affiancata alla nostra gioventù?
Passi anni e anni a chiederti fin dove puoi arrivare quando poi un giorno ti accorgi di dover imparare ad accertarti per quello che sei, ovvero una persona normalissima con difetti e pregi ma nessun super potere da poter applicare e finalmente cresci.
Quante volte ho pensato di avere la capacità di fare magie o di essere in contatto con qualche strana forza non fisicamente presente (non dico aliena o simile perché non ho mai creduto esistessero) e poter parlare con essi, interagire, per sfuggire alle limitazioni terrene e imparare ad essere sempre da sola, mentre giocavo in cortile con la palla, giravo in bicicletta o mi inoltravo nel bosco, dietro la casa in campagna a Zavattarello, sicura che avrei incontrato o vissuto qualche momento magico.
Mi piacerebbe avere ancora questa speranza, questo desiderio di fuga, questo pensiero per credere intensamente ogni tanto.
Credere, quello sì che è difficile oggi.
Non è possibile credere fermamente in qualcosa se non per testardaggine propria, tutto va rivalutato, rinnovato continuamente come un hard disk che domani sarà già superato, troppe cose da scoprire, troppi input da immagazzinare.
È come vivere a Londra, l’unica possibilità che hai di non perderti nella city è quella di ritagliarti il tuo mondo e vivere, lavorare, frequentare un quartiere.
Fare delle scelte.
Tutto questo implica che bisogna rinunciare a qualcosa, per forza, altrimenti è come rileggere il Faust, ovvero non smettere mai di aver bisogno di nutrirsi di novità, senza mai potersi fermare.
Capire ed accettare che la vita è questa, è fatta di scelte, sacrifici, limitazioni, almeno per noi persone normali che un giorno hanno scoperto di non avere nessun superpotere.
Dell’infanzia ricordi poco, le scuole finiscono, l’università o non è durata abbastanza o fin troppo, e un giorno si arriva a capire che prima o poi ci si deve fermare in qualche ufficio ed essere capaci di creare il proprio mondo all’interno di altri.
Come un cerchio concentrico, tu sarai sempre il più piccolo, mentre intorno ruota tutto quello che vedi, senti, vivi o al quale non arriverai mai.
L’importante è essere.
Saper vivere e accettare tutto quello che entra e trova spazio nel tuo piccolo cerchio, scacciare quello che non serve come se il tuo mondo fosse un armadio stracolmo, dove i vestiti che non ti stanno vanno buttati.
Questo mi fa pensare ad oggi, ad un periodo appena vissuto, dove raccoglievo “vestiti” di qualsiasi taglia e colore solo per riempire il mio mondo solo perché non riuscivo a mettere ordine.
Un giorno non trovando nulla che mi stesse bene ho deciso.
Ho deciso di analizzare la situazione, tirarmi su le maniche e cominciare questa sorta di pulizia primaverile.
Scoprire che alcune cose, anche se ti piacevano molto, andavano eliminate e trovarsi con solo quello che ti è perfetto e su misura in mano, comprendere che il tuo stile è quello, tu sei così.
Ho parlato un po’ alla “Paris” fin’ora ma il concetto rende.
Sapere che tu sei una persona, che hai più risvolti, che sta a te decidere quali soffocare e quali lasciare che prendano il sopravvento, scoprire che puoi anche avere dei lati che non ti piacciono ma che fanno parte di te e quindi prenderti per come sei con un sorriso.
Mi vengono in mente alcune parole di una canzone di Jovanotti, “la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare”…
Non ci ascoltiamo nel modo giusto oppure ci ascoltiamo troppo, non riusciamo a capire i nostri stati d’animo e quindi non riusciamo a vivere serenamente le nostre emozioni.
Serenità, la ricerca più difficile dopo aver capito chi siamo, quindi trovare armonia nel nostro essere e nel vivere ogni momento con positività.
Basta ora, sto drammatizzando la situazione, quando le mie parole vorrebbero essere una lettura semplice, per capire che ognuno di noi, a suo modo, compie lo stesso percorso ed arrivare un giorno ad avere coscienza di se e di ciò che ci circonda per vivere al meglio ogni giorno.
Scrivere, osservare un quadro in Pinacoteca, amare… sensazioni a volte che mi fanno star male dalla forza ed energia che sprigionano, ma questo sentimento va incanalato in qualcosa di bello, nel sapere che non tutti possono arrivare a provare questa intensità, anche se a volte può essere sì positiva ma allo stesso tempo negativa.
Essere così sensibili, comporta il fatto di dover fare i conti con picchi alti e bassi molto acuti, bianco o nero, tutto quello che è nel mezzo si raggiunge a fatica, la normalità.
Iperattività oppure apatia, indifferenza o passione, tutto quello che consoce gli estremi mi appartiene e più mi guardo in giro più capisco quanto questo sia inusuale e a volte difficile da comprendere.
La monotonia e la quotidianità non sono noia e pigrizia ma sogni da raggiungere con intelligenza, sono tutto quello che è nel mezzo, tra il bianco e il nero, che ci permettono di vivere con un moto ondulatorio fisso maggior parte dei nostri giorni, così da non dover restare sotto forti pressioni dettate dall’impeto della personalità.
Appena pronuncio la parola “ordinario” mi vengono in mente scene del tipo, la forma del sedere nel divano, il caffè senza piattino la mattina, la borsa gettata la sera in ingresso nel solito punto.
Perché non cercare posizioni diverse per spaparanzarsi davanti alle tele, o perché no, spegnerla ogni tanto e distrarsi in altro modo, prendere dal secondo cassetto un cucchiaino da poggiare sul piatto colorato del caffè e coccolarsi nel berlo, posare la borsa dopo essere entrate sopra la cassettiera, perché rendere ogni giorno uguale all’altro se solo un gesto si può cambiare tutto.
La pigrizia rende grigi, ti limita la vita, soprattutto nella sua bellezza, quante volte ci è capitato di non voler uscire invece grazie ad un’amica insistente dopo non volevamo più uscire di casa?
Al contrario, troppo è niente. Tutto quello che è “riempire tutti i buchi” vuol dire non voler vivere nulla.
Ho il pomeriggio libero, o mio Dio cosa posso fare?
Non ho sentito ancora nessuno, chi chiamo?
È proprio quello il tempo solo per noi, quello che ci dedichiamo e ritagliamo a fatica, quello dove non siamo capaci di sdraiarci sul letto, tenere gli occhi aperti fissi sul soffitto senza pensare a nulla.
Perché non siamo più capaci di non pensare, di non dover per forza “fare” ma solo vivere.
È vero, ogni giorno si può imparare qualcosa ma l’energia di quei momenti di silenzio ci vogliono, per equilibrare la nostra mente, per pareggiare il bombardamento di notizie, maggior parte futili, che inglobiamo ogni giorno.
Chiudere gli occhi, rilassarsi ed immaginare una foglia che si lascia trasportare da un corso d’acqua.
Provate, non sarete capaci di farlo per più di due minuti.
Non sappiamo quello che vogliamo o crediamo di saperlo troppo bene, anche se un giorno pensassimo di averlo finalmente conquistato ci renderemmo conto che non è più quello il nostro volere, perché con lui siamo cresciute noi, pensavamo fosse giusto non perdere di vista i nostri obiettivi ma non avevamo calcolato che ogni giorno cambiamo un pochino.
Finalmente arriviamo al succo.
La paura.
Paura di ottenere, di accettarsi, di non trovare, di non essere accettate o quant’altro.
I momenti brutti saranno molti e andranno vissuti a braccia aperte perché significano un cambiamento.
Più saranno difficili e più dobbiamo lottare per capire e finalmente salire quel gradino tanto alto e ripido che non sappiamo dove ci possa portare.
Sarà bello scoprirsi dopo, e sarà più semplice, è come essere alla fine di un puzzle di milioni di pezzi, alla fine restano i più semplici da incastrare e poi …..saremo completi.
La Vostra
Silvietta