Monday, October 9, 2006

Alla ricerca di pensieri felici.


  

Un altro adattamento della specie umana, l’homo sapiens sta vivendo la sua ultima trasformazione, ovvero, l’era precaria.

 

Tutto in questi anni si distingue nell’essere in continuo mutamento, con la premessa di non arrivare ad una trasformazione definitiva ma solo eterea ed infinita.

Era complicata per il sapiens, che si trascina da un’esperienza all’altra senza mai arrivare ad una conclusione.

Sempre in cerca di nuove emozioni, il nostro esemplare è inarrestabile fino ad arrivare a volte nel perdere l’essenza di se stesso ed ogni punto fermo del suo percorso naturale.

Non si capiscono le cause, analizzando i lavori svolti e le vicissitudini personali intraprese dall’essere sapiens, dopo un’era di positivismo e crescita, questo salto nel vuoto alla ricerca di qualcosa che non potrà mai avere risposta, ha portato il soggetto a sminuire la sua vita sotto tutti i punti di vista.

Nel lavoro quotidiano resta solo, come prova confermata, insoddisfazione e rancore.

Nella vita privata il ragionamento è simile, insicurezza e tentennamento nell’intraprendere impegni mentre decisioni che portino ad un raggiungimento di crescita è raro.

Ci si chiede entro e quando questa era di trasformazione finirà, era di grosse incognite, dove non esistono né Re né esemplari da seguire, in grado di smuovere la specie verso qualcosa che abbia l’energia di mettere in pratica tutte le possibilità della specie, di affermarsi e trovare una collocazione persistente in questo universo.

 

Insomma, appena possiamo, cerchiamo di crescere, ok?

 Silvia

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Tuesday, October 3, 2006

- un’ora -

14.12 minuti… il tempo passa troppo lentamente oggi.

Giornata grigia, cornice perfetta per una città che ha già dimenticato le vacanze estive.

Si corre, si guarda poco più avanti delle scarpe appena lucidate, indossate in ingresso velocemente prima di uscire di casa.

Giulia si era svegliata spenta e nervosa.

“Perché sono così stanca, e sì che ho dormito abbastanza, oddio… le solite cinque ore, sarà il tempo…” Continuava a ripetersi.

Porta Venezia, manifestazione CGIL e quant’altro, non aveva tempo di soffermarsi a capire cosa fossero i simboli delle bandiere che bloccavano il traffico, tram e persone incuranti cercavano di raggiungere le proprie postazioni di lavoro puntuali.

“Senta, vado a piedi, faccio prima…” Le uniche parole al tassista che uscirono dalla sua bocca, mentre nervosamente cercava di capire quale fosse la strada più veloce per arrivare in ufficio già presagendo nervosismi vari per un ritardo più che giustificato.

“È solo martedì, sono già con la mente a sabato, ho promesso ad Ale che avrei prenotato una SPA carina per rilassarci un po’ e domenica ho il battesimo di Carlotta, cosa mi metto? Vorrei che venisse anche lui ma prima devo chiedere a Susi…”.

Mentre correva sul marciapiede dissestato, Giulia  pensava a quando non tollerava più andare in quel liceo bigotto e a quando una mattina decise di cambiare scuola per non trovarsi più stretta in quell’ambiente. Quanto le sarebbe piaciuto fare la stessa cosa in quei dieci minuti di ritardo.

Cambiare, voltare su se stessa e andare da qualsiasi altra parte per inseguire le sue passioni ed il suo modo di vivere la vita. Basta correre. Fermarsi ed ascoltare.

“Hey, pronto? Allora, che succede?” dall’altra parte al telefono c’era Susanna, la mamma di Carlotta, la piccola che Giulia adorava, Due chiacchiere veloci per evadere per un po’ dalla gabbia dell’ufficio, troppo veloci per riuscire a dire quello che pensava, sui nuovi capitoli di una famigliola appena nata, e vissuti male per paura di essere vista al telefono da “Crudelia”, epiteto troppo disneiano per rendere bene l’idea di chi stiamo parlando, ma doveva chiudere la conversazione e tornare al pc per qualche analisi di vendita che non la avrebbe portata se non a concludere la giornata un po’ più velocemente.

“Non devo pensare troppo, ecco, l’ho fatto”.

Appena quelle parole comparivano nella mente di Giulia tutto ciò che la affliggeva si presentava come un grande calderone di problemi, “uno alla volta….uno alla volta”.

Primo tra tutti era la questione lavoro, “devo cambiare assolutamente, in fretta, ma devo darmi da fare…quando però? Gli orari, l’ufficio, Ale….le mie sorelline, quando? Ma è per me, devo farlo”.

“Quante cose, bisognerebbe solo trovare un ordine, una collocazione a tutto e sarei più tranquilla, ma come, ogni giorno risolvo una cosa e se aggiungono altre dieci”, doveva ricomporre tutto ma era ancora in cerca di una soluzione definitiva che rinnovasse questo machiavellico percorso.

“Giulia vai?”.

“Vado vado”.

Stavano arrivando clienti, luci accese in showroom, lo spettacolo inizia, corri corri generale e di nuovo tensione, tutte le volte Giulia si chiedeva come potesse esserci tutto questo nervosismo per una cosa che si faceva nello stesso modo anche dieci volte al giorno per tutto l’arco dell’anno.

No, il lavoro non le creava problemi, erano le persone con le quali lavorava che le rendevano tutto più difficile.

Friend, Groove Armada, rendeva bene l’idea di quello che sentiva quella mattina, “da quanto sono qui dentro, è durata troppo poco la pausa, meno male che ci sono Fra e Giada, almeno ci si distrae un po’ a pranzo, chiacchierando del più e del meno, anche se dopo aver sorpassato l’ingresso del portone dietro Repubblica non si ricorda già più che cosa era successo in quell’ora d’aria.

“Perché è così difficile, oggi non va proprio nulla, vorrei tornare a casa, cercare il colore giusto per il parquet, vorrei prenotare un bel massaggio, finire quella lettera di presentazione…” Uffa….

E intanto il tempo passava, “sono le 15.12, che caso…. È già passata un’ora.

 

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Saturday, September 30, 2006

quasi ottobre…

Scrivo per una compagnia riflessiva, perchè non ci sono altri svaghi, manca il vento, manca l’erba, il rumore delle onde o l’orizzonte dove perdersi.
 Realtà sfrontata,obbligata. Un’ordinarietà che dura cinque giorni, più semplice da affrontare se qualche distrazione ci si presenta con sorpresa, come il sole o la pioggia.La pioggia…ha un buon sapore, un bellissimo rumore che batte contro i tetti e le finestre, che si agita in tuoni lontani e fulmini vicini, esplodono colori che rivelano luci ed ombre, nuove scoperte, ma qui restano coperti, sordi,ed io soffro nell’impossibilità di viverla. Per i restanti due giorni vivono sogni,dolci ricordi, speranze di rivivere altre sorprese che ci riportino ad un contatto con qualcosa di perso ma di necessario per sentirsi vivi.I colori dell’autunno,il profumo del legno bruciato o il verde del mattino, emozioni che risiedono dentro in me delle quali sento la necessità di ritrovare perchè il mio corpo ne ha bisogno, sentire un prato sotto la mia schiena, i miei occhi di cercare ombre lontane, le mie mani di cogliere un filo d’erba da regalare alla mia bocca,il mio naso per sentire l’odore del sole all’alba. Vedere tutto da un’altra prospettiva, non è questo che cerchiamo di fare ogni mattina?Non c’è sole che scaldi, non c’è buio che ti faccia perdere la direzione, non c’è vento da farti agitare i capelli, non ci sono stelle per capire quanto si è piccoli, non c’è pioggia dolce.Come in un deserto ci si abitua a quello che abbiamo intorno, restando in attesa di trovare qualcosa di diverso che susciti in noi un pulpito di stupore. Quando lo si trova si resta immobili, non si riesce a reagire perchè non si riconosce questa stupefacente emozione che ci immobilizza e ci spaventa, abbassando gli occhi ci allontaniamo restando nella nostra realtà sicura, presente e consapevole. Resta un desiderio di qualcosa di antico e insito in noi, più ci si allontana e più si cerca disperatamente di ricordarlo, perdendo il vero senso di appartenenza a qualcosa di più profondo di quello che i nostri occhi vedono o di quello che le nostre labbra cercano di esprimere. Vivo, sognando e camminando per strade già viste, colori ordinari, i miei occhi esprimono la curiosità di chi non sa più cosa cercare, il mio cuore batte per speranza e sorrido perchè il mio corpo reagisce ai ricordi, mi illumino nel cercare nelle piccole cose lo stupore di ogni giorno e cerco con ogni mezzo di farne tesoro per cercare di sommarli e di raggiungere un qualcosa di simile a quelle gioie che non hanno spiegazione.Gioie semplici, che non hanno perchè, ma che il nostro corpo recepisce così facilmente, assorbe e si riempie di qualcosa che ci permette di affrontare così altri cinque giorni. Non vedo l’ora che sia lunedì, per cercare di stupirmi ancora.    
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Friday, September 29, 2006

Ultime ore…

 
 

Ultime ore…

Domani è sabato, mille idee e progetti in testa mentre il fisico chiede solo riposo.

“L’importante è non crollare, non fermarsi”… mi sono ripetuta ogni mattina per due settimane, perdendo il senso dei giorni e del tempo.

Nel momento in cui decidi di pensare a quello che succederà il giorno dopo, perdi interesse in quello che stai vivendo nel presente, meglio, il tempo passa più velocemente e non hai spazio per lasciarti imbrunire da tensioni o problemi superflui.

Ora, torniamo a noi, al nostro tempo libero, a tutto ciò che riesce a farci star bene ad assorbire energia nuova.

Leggo vecchi pensieri, dell’anno passato, trovati in qualche file nascosto nel p.c. in ufficio e ricordo emozioni, amicizie ormai senza volto, giornate a passeggio e parole ancora vive,

seppur solo per provocare un piacevole sorriso…….

 

                                                                     16 nov. 05

 

“Ieri sera altro che ubriacatura.

5 macchine in doppia fila per doppia coppetta con panna montata da chocolat….tutti in carenza?

Che ridere…

Ho pensato, messaggi di avviso monotematici ma che almeno avvertono di un “ohi, tutto bene?…”, le ricette, i giri…..le proposte…il cinema.

Buona idea, avevo voglia – ho voglia….ma non posso fare altro che chiedermi di domani, sicura che sarà stato solo un cinema e che domani sarà solo giovedì.

So che non è attraverso piccoli passi che una persona cambia idea, so che quello stringersi nello stomaco che ti illumina gli occhi non può crescere se non esiste, come so che se non avessi dubbi non mi chiederei neanche tutte queste cose.

La mia unica preoccupazione in questo momento è stare tranquilla, regalarmi energie e perché no, prendere anche energie da tutto quello che mi sta intorno per imparare a vivere la vita nel miglior modo possibile.”

  

Che bello, guardarmi oggi e trovare quella luce senza fonte negli occhi.

Felice, a distanza di tempo, di aver trovato quel boccone di serenità che sarà la scintilla di qualcosa che durerà a lungo…

Posted by SHEDOC at 13:45:42 | Permalink | Comments (2)

Thursday, September 28, 2006

30enni…..

 
 

Ho appena compiuto 29 anni.

Ho appena vissuto anni di trasformazioni e cambiamenti ed ora sto lentamente ricomponendo il mio puzzle, la mia vita, per capire chi o cosa sono diventata.

Fumo per noia ma vorrei smettere di fumare. Forse prima dovrei smettere di annoiarmi.

Vorrei vivere da sola ma prima dovrei cambiare lavoro. Forse prima devo chiarirmi le idee.

 

Tutto ha una risposta ed una soluzione, basta sapere vedere da più angolazioni la domanda o l’obiettivo che ci siamo posti ed imparare a mettere in pratica le nostre capacità.

Questa frase mi ricorda tanto le mie insegnanti che mi dicevano che non usavo abbastanza le mie doti e quindi non mi applicavo…. Perché questa frase viene affiancata alla nostra gioventù?

Passi anni e anni a chiederti fin dove puoi arrivare quando poi un giorno ti accorgi di dover imparare ad accertarti per quello che sei, ovvero una persona normalissima con difetti e pregi ma nessun super potere da poter applicare e finalmente cresci.

Quante volte ho pensato di avere la capacità di fare magie o di essere in contatto con qualche strana forza non fisicamente presente (non dico aliena o simile perché non ho mai creduto esistessero) e poter parlare con essi, interagire, per sfuggire alle limitazioni terrene e imparare ad essere sempre da sola, mentre giocavo in cortile con la palla, giravo in bicicletta o mi inoltravo nel bosco, dietro la casa in campagna a Zavattarello, sicura che avrei incontrato o vissuto qualche momento magico.

Mi piacerebbe avere ancora questa speranza, questo desiderio di fuga, questo pensiero per credere intensamente ogni tanto.

Credere, quello sì che è difficile oggi.

Non è possibile credere fermamente in qualcosa se non per testardaggine propria, tutto va rivalutato, rinnovato continuamente come un hard disk che domani sarà già superato, troppe cose da scoprire, troppi input da immagazzinare.

È come vivere a Londra, l’unica possibilità che hai di non perderti nella city è quella di ritagliarti il tuo mondo e vivere, lavorare, frequentare un quartiere.

Fare delle scelte.

Tutto questo implica che bisogna rinunciare a qualcosa, per forza, altrimenti è come rileggere il Faust, ovvero non smettere mai di aver bisogno di nutrirsi di novità, senza mai potersi fermare.

Capire ed accettare che la vita è questa, è fatta di scelte, sacrifici, limitazioni, almeno per noi persone normali che un giorno hanno scoperto di non avere nessun superpotere.

Dell’infanzia ricordi poco, le scuole finiscono, l’università o non è durata abbastanza o fin troppo, e un giorno si arriva a capire che prima o poi ci si deve fermare in qualche ufficio ed essere capaci di creare il proprio mondo all’interno di altri.

Come un cerchio concentrico, tu sarai sempre il più piccolo, mentre intorno ruota tutto quello che vedi, senti, vivi o al quale non arriverai mai.

L’importante è essere.

Saper vivere e accettare tutto quello che entra e trova spazio nel tuo piccolo cerchio, scacciare quello che non serve come se il tuo mondo fosse un armadio stracolmo, dove i vestiti che non ti stanno vanno buttati.

Questo mi fa pensare ad oggi, ad un periodo appena vissuto, dove raccoglievo “vestiti” di qualsiasi taglia e colore solo per riempire il mio mondo solo perché non riuscivo a mettere ordine.

Un giorno non trovando nulla che mi stesse bene ho deciso.

Ho deciso di analizzare la situazione, tirarmi su le maniche e cominciare questa sorta di pulizia primaverile.

Scoprire che alcune cose, anche se ti  piacevano molto, andavano eliminate e trovarsi con solo quello che ti è perfetto e su misura in mano, comprendere che il tuo stile è quello, tu sei così.

Ho parlato un po’ alla “Paris” fin’ora ma il concetto rende.

Sapere che tu sei una persona, che hai più risvolti, che sta a te decidere quali soffocare e quali lasciare che prendano il sopravvento, scoprire che puoi anche avere dei lati che non ti piacciono ma che fanno parte di te e quindi prenderti per come sei con un sorriso.

Mi vengono in mente alcune parole di una canzone di Jovanotti, “la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare”…

Non ci ascoltiamo nel modo giusto oppure ci ascoltiamo troppo, non riusciamo a capire i nostri stati d’animo e quindi non riusciamo a vivere serenamente le nostre emozioni.

Serenità, la ricerca più difficile dopo aver capito chi siamo, quindi trovare armonia nel nostro essere e nel vivere ogni momento con positività.

Basta ora, sto drammatizzando la situazione, quando le mie parole vorrebbero essere una lettura semplice, per capire che ognuno di noi, a suo modo, compie lo stesso percorso ed arrivare un giorno ad avere coscienza di se e di ciò che ci circonda per vivere al meglio ogni giorno.

Scrivere, osservare un quadro in Pinacoteca, amare… sensazioni a volte che mi fanno star male dalla forza ed energia che sprigionano, ma questo sentimento va incanalato in qualcosa di bello, nel sapere che non tutti possono arrivare a provare questa intensità, anche se a volte può essere sì positiva ma allo stesso tempo negativa.

Essere così sensibili, comporta il fatto di dover fare i conti con picchi alti e bassi molto acuti, bianco o nero, tutto quello che è nel mezzo si raggiunge a fatica, la normalità.

Iperattività oppure apatia, indifferenza o passione, tutto quello che consoce gli estremi mi appartiene e più mi guardo in giro più capisco quanto questo sia inusuale e a volte difficile da comprendere.

La monotonia e la quotidianità non sono noia e pigrizia ma sogni da raggiungere con intelligenza, sono tutto quello che è nel mezzo, tra il bianco e il nero, che ci permettono di vivere con un moto ondulatorio fisso maggior parte dei nostri giorni, così da non dover restare sotto forti pressioni dettate dall’impeto della personalità.

Appena pronuncio la parola “ordinario” mi vengono in mente scene del tipo, la forma del sedere nel divano, il caffè senza piattino la mattina, la borsa gettata la sera in ingresso nel solito punto.

Perché non cercare posizioni diverse per spaparanzarsi davanti alle tele, o perché no, spegnerla ogni tanto e distrarsi in altro modo, prendere dal secondo cassetto un cucchiaino da poggiare sul piatto colorato del caffè e coccolarsi nel berlo, posare la borsa dopo essere entrate sopra la cassettiera, perché rendere ogni giorno uguale all’altro se solo un gesto si può cambiare tutto.

La pigrizia rende grigi, ti limita la vita, soprattutto nella sua bellezza, quante volte ci è capitato di non voler uscire invece grazie ad un’amica insistente dopo non volevamo più uscire di casa?

Al contrario, troppo è niente. Tutto quello che è “riempire tutti i buchi” vuol dire non voler vivere nulla.

Ho il pomeriggio libero, o mio Dio cosa posso fare?

Non ho sentito ancora nessuno, chi chiamo?

È proprio quello il tempo solo per noi, quello che ci dedichiamo e ritagliamo a fatica, quello dove non siamo capaci di sdraiarci sul letto, tenere gli occhi aperti fissi sul soffitto senza pensare a nulla.

Perché non siamo più capaci di non pensare, di non dover per forza “fare” ma solo vivere.

È vero, ogni giorno si può imparare qualcosa ma l’energia di quei momenti di silenzio ci vogliono, per equilibrare la nostra mente, per pareggiare il bombardamento di notizie, maggior parte futili, che inglobiamo ogni giorno.

Chiudere gli occhi, rilassarsi ed immaginare una foglia che si lascia trasportare da un corso d’acqua.

Provate, non sarete capaci di farlo per più di due minuti.

Non sappiamo quello che vogliamo o crediamo di saperlo troppo bene, anche se un giorno pensassimo di averlo finalmente conquistato ci renderemmo conto che non è più quello il nostro volere, perché con lui siamo cresciute noi, pensavamo fosse giusto non perdere di vista i nostri obiettivi ma non avevamo calcolato che ogni giorno cambiamo un pochino.

Finalmente arriviamo al succo.

La paura.

  

Paura di ottenere, di accettarsi, di non trovare, di non essere accettate o quant’altro.

I momenti brutti saranno molti e andranno vissuti a braccia aperte perché significano un cambiamento.

Più saranno difficili e più dobbiamo lottare per capire e finalmente salire quel gradino tanto alto e ripido che non sappiamo dove ci possa portare.

Sarà bello scoprirsi dopo, e sarà più semplice, è come essere alla fine di un puzzle di milioni di pezzi, alla fine restano i più semplici da incastrare e poi …..saremo completi.

     

La Vostra

Silvietta

         

 

     

Posted by SHEDOC at 15:18:05 | Permalink | Comments (4)

week-end

week-end

Location Around Milan
From 29 September 2006
to 31 September 2006
 
 
Ebbene sì, finalmente è arrivato il week-end, c’è chi propone nostalgicamente gita in catamarano, chi è già stressato e vuole passare giornate intere in qualche SPA e chi invece passa ore ed ore al cellulare leggendo mail per vedere a quante feste della moda riesce ad andare in una sera…
Vi dirò, una bella cena tra amici no?
Se sì chi si aggrega???
Fatemi sapere asap che così organizzo!
Baci
S.
Posted by SHEDOC at 14:01:32 | Permalink | Comments (1) »