14.12 minuti… il tempo passa troppo lentamente oggi.
Giornata grigia, cornice perfetta per una città che ha già dimenticato le vacanze estive.
Si corre, si guarda poco più avanti delle scarpe appena lucidate, indossate in ingresso velocemente prima di uscire di casa.
Giulia si era svegliata spenta e nervosa.
“Perché sono così stanca, e sì che ho dormito abbastanza, oddio… le solite cinque ore, sarà il tempo…” Continuava a ripetersi.
Porta Venezia, manifestazione CGIL e quant’altro, non aveva tempo di soffermarsi a capire cosa fossero i simboli delle bandiere che bloccavano il traffico, tram e persone incuranti cercavano di raggiungere le proprie postazioni di lavoro puntuali.
“Senta, vado a piedi, faccio prima…” Le uniche parole al tassista che uscirono dalla sua bocca, mentre nervosamente cercava di capire quale fosse la strada più veloce per arrivare in ufficio già presagendo nervosismi vari per un ritardo più che giustificato.
“È solo martedì, sono già con la mente a sabato, ho promesso ad Ale che avrei prenotato una SPA carina per rilassarci un po’ e domenica ho il battesimo di Carlotta, cosa mi metto? Vorrei che venisse anche lui ma prima devo chiedere a Susi…”.
Mentre correva sul marciapiede dissestato, Giulia pensava a quando non tollerava più andare in quel liceo bigotto e a quando una mattina decise di cambiare scuola per non trovarsi più stretta in quell’ambiente. Quanto le sarebbe piaciuto fare la stessa cosa in quei dieci minuti di ritardo.
Cambiare, voltare su se stessa e andare da qualsiasi altra parte per inseguire le sue passioni ed il suo modo di vivere la vita. Basta correre. Fermarsi ed ascoltare.
“Hey, pronto? Allora, che succede?” dall’altra parte al telefono c’era Susanna, la mamma di Carlotta, la piccola che Giulia adorava, Due chiacchiere veloci per evadere per un po’ dalla gabbia dell’ufficio, troppo veloci per riuscire a dire quello che pensava, sui nuovi capitoli di una famigliola appena nata, e vissuti male per paura di essere vista al telefono da “Crudelia”, epiteto troppo disneiano per rendere bene l’idea di chi stiamo parlando, ma doveva chiudere la conversazione e tornare al pc per qualche analisi di vendita che non la avrebbe portata se non a concludere la giornata un po’ più velocemente.
“Non devo pensare troppo, ecco, l’ho fatto”.
Appena quelle parole comparivano nella mente di Giulia tutto ciò che la affliggeva si presentava come un grande calderone di problemi, “uno alla volta….uno alla volta”.
Primo tra tutti era la questione lavoro, “devo cambiare assolutamente, in fretta, ma devo darmi da fare…quando però? Gli orari, l’ufficio, Ale….le mie sorelline, quando? Ma è per me, devo farlo”.
“Quante cose, bisognerebbe solo trovare un ordine, una collocazione a tutto e sarei più tranquilla, ma come, ogni giorno risolvo una cosa e se aggiungono altre dieci”, doveva ricomporre tutto ma era ancora in cerca di una soluzione definitiva che rinnovasse questo machiavellico percorso.
“Giulia vai?”.
“Vado vado”.
Stavano arrivando clienti, luci accese in showroom, lo spettacolo inizia, corri corri generale e di nuovo tensione, tutte le volte Giulia si chiedeva come potesse esserci tutto questo nervosismo per una cosa che si faceva nello stesso modo anche dieci volte al giorno per tutto l’arco dell’anno.
No, il lavoro non le creava problemi, erano le persone con le quali lavorava che le rendevano tutto più difficile.
Friend, Groove Armada, rendeva bene l’idea di quello che sentiva quella mattina, “da quanto sono qui dentro, è durata troppo poco la pausa, meno male che ci sono Fra e Giada, almeno ci si distrae un po’ a pranzo, chiacchierando del più e del meno, anche se dopo aver sorpassato l’ingresso del portone dietro Repubblica non si ricorda già più che cosa era successo in quell’ora d’aria.
“Perché è così difficile, oggi non va proprio nulla, vorrei tornare a casa, cercare il colore giusto per il parquet, vorrei prenotare un bel massaggio, finire quella lettera di presentazione…” Uffa….
E intanto il tempo passava, “sono le 15.12, che caso…. È già passata un’ora.