Wednesday, October 25, 2006

ORA

Prendi.

Sfamati, ma fallo ora.

Tutto quello che sono è darti, vivo d’energia.

Guardo, osservo con gli occhi, tocco, sento con le mani,

ascolto il silenzio, sorrido,

tutto quello che c’è di vivo prendo.

Prendo per te.

Prendi ora.

Ora.

Fallo, perché mi fai vivere così facendo,

fallo perché ora devi prendere da me

quello che per me è vita, normale vivere,

per te e con te.

Perché tu sei la mia vita, oggi.

Ora.

 

Silvia

 

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Tuesday, October 24, 2006

LE SOLITE COSE

La vita è tutta qui.

E chi legge in questa affermazione qualcosa di negativo si sbaglia.

 

Scoprire che, dal caffè la mattina presto al dover mettere in ordine la domenica pomeriggio i documenti sparsi per casa, è quello che si dice quotidianità, quella parola che spesso spaventa ma che allo stesso tempo ci fa capire che la vita è fatta di questo.

Beato chi si alza sorridendo per preparare il solito caffè, oppure chi riesce a far diventare un gioco mettere a posto montagne di cartacce, perché rinnovare la quotidianità non vuol dire sfuggirle o stravolgerla, vuol dire accettare il fatto che sia parte integrante della nostra vita e da questo esserne capaci di viverla come qualcosa che comunque dobbiamo affrontare, tutti i giorni o quasi, nel migliore dei modi.

Fa paura l’essere felici a volte, come se il nostro subconscio ci chiedesse “E’ tutto qui o c’è altro?” Come una fame di qualcosa di sconosciuto che avesse bisogno di stravolgere quel solito caffè mattiniero ma che in poco tempo lo richiede, lo necessita, riportandoci o rivolendo a tutti costi tornare a quello che avevamo ogni giorno e che tanto ci sembrava > non abbastanza…

Non è accontentarsi, è se mai capire e godere di ogni piccola cosa, avere amore in ogni più insulso gesto, dallo sparecchiare al guardare in silenzio un film.

Quante persone sono capaci di farlo? Quante riescono ad esserne felici e sereni, addormentarsi con il sorriso sulle labbra senza aver fatto altro che “le solite cose”?

 

Beh, io lo sto imparando ora…. Ed è bellissimo.

 

S.

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Friday, October 20, 2006

sempre perchè oggi sono di ottimo umore :)

Una donna sta passeggiando in un bosco alla ricerca di funghi, quando
Si imbatte in un’antica lampada ad olio; inizia subito a strofinarla e
Appare il Genio:

“Posso avere I miei tre desideri?”

“No. A causa dei cattivi tempi, della recessione, della globalizzazione,
Dell’inflazione, degli scioperi e di tutte le altre menate mondiali,
Oggi come oggi posso offrirti un solo desiderio da esaudire.”

La donna allora prende una cartina geografica e dice:

“In tal caso, vorrei la pace in Medio Oriente. Vedi questa cartina?
Vorrei che questi Paesi la smettessero di farsi la guerra!”

Il Genio butta un occhio alla cartina e sbotta:

“Ma accidenti, questi paesi sono in guerra da tempi lontanissimi! Non
Credo di poterci fare niente, sono potente ma non così tanto!
Assolutamente
Niente da fare. Non pensarci neppure. Neanche se chiedessi l’aiuto del
mio
Maestro potrei riuscire a realizzare questo desiderio. Lascia perdere!

Dai, chiedimi qualche altra cosa.

La donna ci pensa un pò, e dice:

“Non sono mai riuscita a trovare l’uomo giusto: un uomo sensibile e
Affettuoso, colto e intelligente, che mi faccia ridere, che mi
Rispetti, che sappia capirmi e sostenermi, che sia un amante premuroso e
mi riempia
Di complimenti, che mi faccia sentire bella e desiderata, che non passi
Tutto il tempo a guardare il calcio in tv, che mi porti ogni giorno la
Colazione a letto e che non mi tradisca…”

E il genio sospirando:

“… Dai qua, fammi rivedere un pò quella cazzo di cartina…!

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Monday, October 9, 2006

Alla ricerca di pensieri felici.


  

Un altro adattamento della specie umana, l’homo sapiens sta vivendo la sua ultima trasformazione, ovvero, l’era precaria.

 

Tutto in questi anni si distingue nell’essere in continuo mutamento, con la premessa di non arrivare ad una trasformazione definitiva ma solo eterea ed infinita.

Era complicata per il sapiens, che si trascina da un’esperienza all’altra senza mai arrivare ad una conclusione.

Sempre in cerca di nuove emozioni, il nostro esemplare è inarrestabile fino ad arrivare a volte nel perdere l’essenza di se stesso ed ogni punto fermo del suo percorso naturale.

Non si capiscono le cause, analizzando i lavori svolti e le vicissitudini personali intraprese dall’essere sapiens, dopo un’era di positivismo e crescita, questo salto nel vuoto alla ricerca di qualcosa che non potrà mai avere risposta, ha portato il soggetto a sminuire la sua vita sotto tutti i punti di vista.

Nel lavoro quotidiano resta solo, come prova confermata, insoddisfazione e rancore.

Nella vita privata il ragionamento è simile, insicurezza e tentennamento nell’intraprendere impegni mentre decisioni che portino ad un raggiungimento di crescita è raro.

Ci si chiede entro e quando questa era di trasformazione finirà, era di grosse incognite, dove non esistono né Re né esemplari da seguire, in grado di smuovere la specie verso qualcosa che abbia l’energia di mettere in pratica tutte le possibilità della specie, di affermarsi e trovare una collocazione persistente in questo universo.

 

Insomma, appena possiamo, cerchiamo di crescere, ok?

 Silvia

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Tuesday, October 3, 2006

- un’ora -

14.12 minuti… il tempo passa troppo lentamente oggi.

Giornata grigia, cornice perfetta per una città che ha già dimenticato le vacanze estive.

Si corre, si guarda poco più avanti delle scarpe appena lucidate, indossate in ingresso velocemente prima di uscire di casa.

Giulia si era svegliata spenta e nervosa.

“Perché sono così stanca, e sì che ho dormito abbastanza, oddio… le solite cinque ore, sarà il tempo…” Continuava a ripetersi.

Porta Venezia, manifestazione CGIL e quant’altro, non aveva tempo di soffermarsi a capire cosa fossero i simboli delle bandiere che bloccavano il traffico, tram e persone incuranti cercavano di raggiungere le proprie postazioni di lavoro puntuali.

“Senta, vado a piedi, faccio prima…” Le uniche parole al tassista che uscirono dalla sua bocca, mentre nervosamente cercava di capire quale fosse la strada più veloce per arrivare in ufficio già presagendo nervosismi vari per un ritardo più che giustificato.

“È solo martedì, sono già con la mente a sabato, ho promesso ad Ale che avrei prenotato una SPA carina per rilassarci un po’ e domenica ho il battesimo di Carlotta, cosa mi metto? Vorrei che venisse anche lui ma prima devo chiedere a Susi…”.

Mentre correva sul marciapiede dissestato, Giulia  pensava a quando non tollerava più andare in quel liceo bigotto e a quando una mattina decise di cambiare scuola per non trovarsi più stretta in quell’ambiente. Quanto le sarebbe piaciuto fare la stessa cosa in quei dieci minuti di ritardo.

Cambiare, voltare su se stessa e andare da qualsiasi altra parte per inseguire le sue passioni ed il suo modo di vivere la vita. Basta correre. Fermarsi ed ascoltare.

“Hey, pronto? Allora, che succede?” dall’altra parte al telefono c’era Susanna, la mamma di Carlotta, la piccola che Giulia adorava, Due chiacchiere veloci per evadere per un po’ dalla gabbia dell’ufficio, troppo veloci per riuscire a dire quello che pensava, sui nuovi capitoli di una famigliola appena nata, e vissuti male per paura di essere vista al telefono da “Crudelia”, epiteto troppo disneiano per rendere bene l’idea di chi stiamo parlando, ma doveva chiudere la conversazione e tornare al pc per qualche analisi di vendita che non la avrebbe portata se non a concludere la giornata un po’ più velocemente.

“Non devo pensare troppo, ecco, l’ho fatto”.

Appena quelle parole comparivano nella mente di Giulia tutto ciò che la affliggeva si presentava come un grande calderone di problemi, “uno alla volta….uno alla volta”.

Primo tra tutti era la questione lavoro, “devo cambiare assolutamente, in fretta, ma devo darmi da fare…quando però? Gli orari, l’ufficio, Ale….le mie sorelline, quando? Ma è per me, devo farlo”.

“Quante cose, bisognerebbe solo trovare un ordine, una collocazione a tutto e sarei più tranquilla, ma come, ogni giorno risolvo una cosa e se aggiungono altre dieci”, doveva ricomporre tutto ma era ancora in cerca di una soluzione definitiva che rinnovasse questo machiavellico percorso.

“Giulia vai?”.

“Vado vado”.

Stavano arrivando clienti, luci accese in showroom, lo spettacolo inizia, corri corri generale e di nuovo tensione, tutte le volte Giulia si chiedeva come potesse esserci tutto questo nervosismo per una cosa che si faceva nello stesso modo anche dieci volte al giorno per tutto l’arco dell’anno.

No, il lavoro non le creava problemi, erano le persone con le quali lavorava che le rendevano tutto più difficile.

Friend, Groove Armada, rendeva bene l’idea di quello che sentiva quella mattina, “da quanto sono qui dentro, è durata troppo poco la pausa, meno male che ci sono Fra e Giada, almeno ci si distrae un po’ a pranzo, chiacchierando del più e del meno, anche se dopo aver sorpassato l’ingresso del portone dietro Repubblica non si ricorda già più che cosa era successo in quell’ora d’aria.

“Perché è così difficile, oggi non va proprio nulla, vorrei tornare a casa, cercare il colore giusto per il parquet, vorrei prenotare un bel massaggio, finire quella lettera di presentazione…” Uffa….

E intanto il tempo passava, “sono le 15.12, che caso…. È già passata un’ora.

 

Posted by SHEDOC at 14:28:46 | Permalink | Comments (4)